Gli italiani sotto la Chiesa. Da San Pietro a Twitter by Giordano Bruno Guerri

Gli italiani sotto la Chiesa. Da San Pietro a Twitter by Giordano Bruno Guerri

autore:Giordano Bruno Guerri [Guerri, Giordano Bruno]
La lingua: ita
Format: epub
editore: La nave di Teseo
pubblicato: 2021-02-14T23:00:00+00:00


“Dio lo vuole!”

Eugenio Pacelli era nato nel 1876, a Roma, e a sei anni – come Benedetto XV da bambino – si era costruito un altare in camera da letto, con candele, fiori, ritratti di santi. La sua famiglia lavorava da tre generazioni nell’alta burocrazia vaticana, e non ci furono dubbi nell’avviarlo al sacerdozio. A venticinque anni entrava nella segreteria di Stato e dal 1917 al 1930 fu nunzio prima in Baviera, poi a Berlino. Conosceva dunque bene i tedeschi, di cui apprezzava la cultura, la laboriosità, la disciplina. Quando, nel 1937, Pio XI fu tentato di rompere le relazioni diplomatiche con la Germania, Pacelli lo dissuase.

Essendo fratello di quell’avvocato Francesco Pacelli che aveva condotto per il Vaticano le trattative del Concordato, è lecito credere che le avesse seguite da vicino. Infine, dal 1930 in poi, era stato un abile segretario di Stato, mostrando notevoli doti politiche. Non era sgradito né ai tedeschi, né a Mussolini (“È contento dell’elezione Pacelli”, scrisse Ciano), né alle democrazie: lo stesso Pio XI aveva insistito perché viaggiasse molto, e era conosciuto e apprezzato per le sue doti diplomatiche a New York, a Londra, a Parigi. Pio XI diceva “Sarà un bel papa!”, e Pacelli smentì il proverbio per cui chi entra papa in conclave ne esce cardinale. Il conclave ci mise pochissime ore a eleggerlo, il 2 marzo 1939, nel giorno del suo sessantaquattresimo compleanno. Era il papa ideale in un momento in cui sembrava che stesse per scoppiare la guerra.23

Il 15 marzo la Germania invade la Cecoslovacchia, il 7 aprile – Venerdì Santo – l’Italia invade l’Albania. Il neopapa non protestò per l’aggressione a quei piccoli popoli, e per tutta la Seconda guerra mondiale si limitò a generiche condanne delle armi e delle dittature. Il suo silenzio gli è stato e gli viene continuamente rimproverato, come quello riguardo agli ebrei. Bisogna però considerare che una condanna esplicita di Hitler sarebbe servita a poco. Anzi avrebbe peggiorato la situazione dei cattolici tedeschi, e messo in pericolo lo stesso Vaticano. La scelta del papa fu una oculata e prudente decisione politica, da capo di Stato responsabile. Ma un uomo di grande sensibilità, Dino Buzzati, che visse il tormento di quegli anni, spiegava così la caduta di sentimenti religiosi nell’Italia del dopoguerra: “Pio XII doveva levare la voce in una definitiva condanna, rischiando qualsiasi cosa: anche che lo fucilassero e con lui tutti i cardinali. Anche che bruciassero il Vaticano. Avrebbe salvato la Chiesa e avremmo creduto tutti. Se così non è stato, è segno che è intervenuto l’opportunismo, il problema preminente del ‘sussistere’. E certe cadute dello spirito si pagano”.

Detto questo, la Chiesa si adoperò quanto possibile, prima per tentare di evitare il conflitto, poi per cercare di attenuarne gli orrori. Pio XII fin dal maggio del 1939 fece parecchi tentativi, ufficiali e segreti, per convincere Mussolini a frenare Hitler. Scoppiata la guerra fra Germania, Francia e Gran Bretagna, mentre l’Italia era ancora “non belligerante”, il papa scrisse una lettera pubblica al duce: “Formuliamo dall’intimo



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